Chianti Classico DOCG

CHIANTI CLASSICO
D.O.C.G.
D.M. 05/AGOSTO/1996

Modificato D.D. 16/Maggio/2002
Modificato D.D. 15/Settembre/2005
Art 1 La denominazione di origine controllata e garantita “Chianti” accompagnata dalla specificazione “Classico” in seguito denominata “Chianti Classico” è riservata al vino rosso che risponde alle condizioni ed ai requisiti stabiliti nel presente disciplinare.
Art 2 Il vino a DOCG “Chianti Classico” deve essere ottenuto da uve prodotte nella zona di produzione delimitata dal successivo art. 3 e provenienti da vigneti aventi, nell’ambito aziendale, la seguente composizione ampelografica:
Sangiovese minimo 80%
possono concorrere alla produzione di detto vino, le uve a bacca rossa provenienti dai vitigni raccomandati e/o autorizzati nelle unità amministrative della zona di produzione delle uve di cui al successivo articolo 3 sopracitato nella misura massima del 20% della superficie iscritta all’albo dei vigneti.
Fino alla vendemmia del 2005 compresa, potranno concorrere alla produzione di detto vino, congiuntamente o disgiuntamente, fino ad un massimo del 6% i vitigni Trebbiano toscano e Malvasia bianca.
Art 3 la zona di produzione del vino a DOCG “Chianti Classico” è la zona delimitata con decreto interministeriale 31/07/1932, confermata con l’art. 5 del D.P.R. n. 930 del 12/07/1963, dall’art. 3 del D.P.R. 9/08/1967, dall’art. 3 del D.P.R. 2/07/1984 e dall’art. 5 della legge n. 164 del 10/02/1992, regolata autonomamente ai sensi del menzionato art. n. 5 della legge 164/92.
Tale zona comprende in tutto o in parte il territorio dei seguenti comuni:
Greve in Chianti Barberino Val di Pesa San Casciano Val di Pesa
Tavernelle Val di Pesa
In provincia di Firenze;
Castellina in Chianti Gaiole in Chianti Radda in Chianti
Castelnuovo Berardenga Poggibonsi
In provincia di Siena
Tale zona è così delimitata:
incominciando dalla descrizione del confine della parte di questa zona che appartiene alla provincia di Siena, si prende come punto di partenza quello in cui il confine fra le due province di Siena ed Arezzo viene incrociato dal Borro Ombrella della Vena presso Pancole in comune di Castelnuovo Berardenga.
Da questo punto il confine segue il Torrente Ambra e un suo affluente non nominato fino al podere Ciarpella, poi la mulattiera che porta al podere Casa al Frate. Da qui segue una linea virtuale fino all’Ombrone.
Di qui seguendo una mulattiera, raggiunge quota 257, dove incontra una carrareccia che sbocca sulla strada per Castelnuovo Berardenga. Risale detta strada fino a quota 354. Da qui segue il Fosso Malena Morta fino alla sua confluenza con il Borro Spugnaccio; poi ancora lungo detto fosso della Malena Morta fino a Pialli (quota 227). Segue poi per breve tratto il Fosso Malena Viva, per poi volgere per una linea virtuale passante per Santa Lucia (quota 252 e 265) verso l’Arbia. Raggiunto questo torrente, lo risale lungo il confine amministrativo fra i comuni di Siena e Castelnuovo Berardenga.
Di qui il confine della zona continua con quelli amministrativi di Siena, Castelnuovo Berardenga, Castellina, Monteriggioni e Poggibonsi fino ad incontrare, in corrispondenza del Borro di Granaio, il confine della provincia di Firenze, che segue fino presso il podere Le Valli. Indi segue la strada comunale toccando San Giorgio e le sorgenti di Cinciano, e proseguendo fino ad incontrare nuovamente il confine provinciale, che è pure quello tra i comuni di Poggibonsi e Barberino, poi il Torrente Drove, entrando in provincia di Firenze.
A questo punto si inizia la descrizione del confine della parte di questa zona che appartiene alla provincia di Firenze.
Il detto confine per un primo tratto segue il Torrente Drove fino al Mulino della Chiara, dove incontra il confine amministrativo fra i comuni di Tavernelle e Barberino, che segue per breve tratto, per poi piegare un po’ a oriente lungo altro torrentello, passando per Ca’ Biricucci e Belvedere fino ad incontrare subito dopo la strada San Donato – Tavernelle che segue fino a Morocco: e poi, con una linea virtuale che passa per Figlinella, giunge a Sambuca, dove incontra il Torrente Pesa. Seguendo sempre il corso del torrente, coincide
per un primo tratto con il confine amministrativo fra i comuni di San Casciano Val di Pesa e Tavernelle, poi ritrova il torrente dopo Ponte Rotto. Da questo punto il confine della zona coincide con i confini amministrativi dei comuni di San Casciano e Greve.
Qui si rientra nella provincia di Siena ed il confine della zona del “Chianti Classico” coincide con quello amministrativo dei comuni di Radda in Chianti e Gaiole, e per breve tratto di Castelnuovo Berardenga, fino a trovare il punto di partenza della descrizione di questa zona.
Art 4 Le condizioni ambientali e di coltura dei vigneti destinati alla produzione del vino a DOCG “Chianti Classico” devono essere quelle tradizionali della zona e comunque quelle atte a conferire all’uva, al mosto e al vino derivato le specifiche caratteristiche di qualità.
I sesti di impianto, le forme di allevamento ed i sistemi di potatura debbono essere tali da non modificare le caratteristiche peculiari dell’uva e del vino, in particolare è vietata ogni forma di allevamento su tetto orizzontale, tipo tendone.
E’ vietata qualsiasi pratica di forzatura.
E’ consentita la pratica dell’irrigazione di soccorso.
Sono pertanto da considerarsi idonei ai fini dell’iscrizione all’Albo, unicamente i vigneti di giacitura collinare ed orientamento adatti, i cui terreni, situati ad un’altitudine non superiore a 700 metri s.l.m., sono costituiti in prevalenza da substrati arenacei, calcareo marnosi, da scisti argillosi, da sabbie e ciottolami
Sono da considerarsi inadatti, e non possono essere iscritti nel predetto Albo, i vigneti situati in terreni umidi, su fondo valle e infine i terreni a predominanza di argilla pliocenica e comunque fortemente argillosi, anche se ricadenti nell’interno della zona delimitata.
Per i nuovi impianti dei vigneti idonei alla produzione del vino a d.o.c.g. “Chianti Classico”, a partire dall’anno successivo all’entrata in vigore del presente disciplinare, la densità minima dei ceppi per ettaro deve essere di 3.350.
La produzione massima di uva consentita ad ettaro e di
7,5 tonn./ettaro
e la resa media per ceppo non può essere in alcun modo superiore a 3,000 kg/ceppo.
Nelle annate favorevoli i quantitativi di uve ottenuti e da destinare alla produzione dei vini a DOCG “Chianti Classico” devono essere riportati nei limiti di cui sopra purché la produzione globale non superi del 20% i limiti medesimi, fermi restando i limiti resa uva/vino per i quantitativi di cui trattasi.
La resa massima dell’uva in vino finito non deve essere superiore al 70%.
Qualora tale resa superi la percentuale sopra indicata, ma non oltre il 75%, l’eccedenza non avrà diritto alla denominazione di origine controllata e garantita; oltre detto limite percentuale decade il diritto alla denominazione di origine controllata e garantita per tutto il prodotto.
Le uve destinate alla vinificazione devono essere sottoposte a preventiva cernita, se necessario, in modo da assicurare al vino un titolo alcolometrico volumico naturale minimo di: 11,50% vol.
I vigneti potranno essere adibiti alla produzione del vino a DOCG “Chianti Classico” solo a partire dal quarto anno dall’impianto.
La regione Toscana, con proprio decreto, sentite le organizzazioni di categoria interessate, può stabilire di anno in anno prima della vendemmia, un limite massimo di produzione di uva per ettaro inferiore a quello fissato nel presente disciplinare di produzione, dandone immediata comunicazione al Ministero per le politiche agricole – Comitato nazionale per la tutela e la valorizzazione delle denominazioni di origine e delle indicazioni geografiche tipiche dei vini, e alle C.C.I.A.A. di Firenze e di Siena.
Art 5 Le operazioni di vinificazione devono essere effettuate all’interno della zona di produzione delimitata nel precedente art. 3.
Tuttavia sono consentite su autorizzazione del Ministero per le politiche agricole – Comitato nazionale per la tutela e la valorizzazione delle denominazioni di origine e delle indicazioni geografiche tipiche dei vini, previa istruttoria della regione Toscana, in cantine situate al di fuori del territorio suddetto, ma nn oltre il dieci chilometri in linea d’aria dal confine, sempre che tali cantine risultino preesistenti al momento dell’entrata in vigore del presente disciplinare e siano di pertinenza di aziende che in esse vinifichino, singolarmente o collettivamente, uve idonee alla produzione del vino a DOCG “Chianti Classico” ottenute da vigneti propri. Restano valide le autorizzazioni fino ad oggi rilasciate.
Le operazioni di conservazione, di imbottigliamento, di affinamento in bottiglia e di invecchiamento, devono essere effettuate all’interno della zona di produzione.
Tuttavia, tali operazioni anche se separatamente sono consentite su autorizzazione del Ministero per le politiche agricole – Comitato nazionale per la tutela e la valorizzazione delle denominazioni di origine e delle indicazioni geografiche tipiche dei vini, a cantine imbottigliatrici di vino a DOCG Chianti Classico” da almeno cinque anni e preesistenti alla data in entrata in vigore del presente disciplinare, situate nelle province di Firenze e di Siena e limitrofe alle province nell’ambito della regione Toscana.
Nella vinificazione sono ammesse soltanto le pratiche locali, leali e costanti consentite dalla normativa vigente, tra cui la tradizionale pratica enologica del “governo all’uso toscano”.
E’ consentito l’arricchimento alle condizioni stabilite dalle norme comunitarie e nazionali, ferma restando la produzione massima di vino per ettaro ed il rispetto del titolo alcolometrico volumico naturale minimo di cui all’articolo 4.
L’eventuale arricchimento dovrà essere effettuato o con mosto concentrato prodotto con uve originarie della zona di produzione del vino a DOCG “Chianti Classico”, oppure con mosto concentrato rettificato o zucchero d’uva.
Il vino a DOCG “Chianti Classico” può essere immesso al consumo soltanto a partire dal
1° ottobre dell’anno successivo alla vendemmia.
Il vino a DOCG “Chianti Classico” destinato a “Riserva” può essere immesso al consumo solo dopo essere stato sottoposto ad invecchiamento di almeno:
24 mesi di cui un’ affinamento in bottiglia per almeno tre mesi
e deve presentare un titolo alcolometrico volumico totale minimo:
12,50% vol.;
Il periodo di invecchiamento viene calcolato a decorrere dal:
1° Gennaio dell’annata successiva alla vendemmia.
Art 6 Il vino a DOCG “Chianti Classico”, all’atto dell’immissione al consumo, deve rispondere alle seguenti caratteristiche:
“Chianti Classico”
limpidezza: limpido;
colore: rosso rubino vivace tendente al granata con l’età;
profumo: vinoso, con sentore di mammola e con pronunciato
carattere di finezza nella fase dell’invecchiamento;
sapore: asciutto, armonico, sapido, leggermente tannico che si
affina con il tempo al morbido e vellutato;
titolo alcolometrico volumico totale minimo: 12,00% vol.;
zuccheri riduttori massimo: 4,0 g/l;
acidità totale minima: 4,5 g/l;
estratto secco netto minimo: 23,0 g/l;
“Chianti Classico riserva”
titolo alcolometrico volumico totale minimo: 12,50% vol.;
E’ in facoltà del Ministero per le politiche agricole – Comitato nazionale per la tutela e la valorizzazione delle denominazioni di origine e delle indicazioni geografiche tipiche dei vini, modificare, con proprio decreto, i limiti sopra indicati per l’acidità totale e l’estratto secco netto.
Art 7 La DOCG “Chianti Classico” è contraddistinta in via esclusiva ed obbligatoria dal marchio “Gallo nero” nella forma grafica e letterale allegata al presente disciplinare di produzione in abbinamento inscindibile con la denominazione “Chianti Classico”.
Tale marchio è sempre inserito nella fascetta sostitutiva del contrassegno di Stato prevista dalla normativa vigente.
I confezionatori hanno inoltre la possibilità di apporre separatamente il marchio “Gallo nero”, stampato e distribuito esclusivamente dal consorzio di tutela vino Chianti Classico, sul collo della bottiglia.
L’utilizzo del marchio “Gallo nero” è curato direttamente dal consorzio tutela vino Chianti Classico, che deve distribuirlo anche ai non associati alle medesime condizioni economiche e di utilizzo riservate ai propri associati.
Nella designazione del vino a DOCG “Chianti Classico” può essere utilizzata la menzione “vigna” ai sensi del comma 3 dell’art. 6 della Legge n. 164 del 10/02/1992, a condizione che sia seguita dal corrispettivo toponimo, che la relativa superficie sai distintamente specificata nell’Albo dei vigneti, che la vinificazione e la conservazione del vino avvengano in recipienti separati e che tale menzione, seguita dal toponimo, venga riportata sia nella denuncia delle uve e nella dichiarazione della produzione, sia nei registri e nei documenti di accompagnamento.
E’ consentito l’uso di menzioni che facciano riferimento a nomi, ragioni sociali e marchi privati individuali o collettivi che non abbiano significato laudativo o non siano tali da poter trarre in inganno l’acquirente circa l’origine e la natura del prodotto, nel rispetto delle specifiche norme vigenti in materia.
E’ consentito inoltre l’uso di menzioni riferite ad arre dalle quali provengono effettivamente le uve da cui il vino è stato ottenuto, a condizione che tali menzioni, diverse dai toponimi delle vigne, siano state riconosciute secondo la procedura prevista dalla Legge 10/02/1992, n. 164, e relativi decreti di applicazione.
Sulle bottiglie o altri recipienti contenenti vino a DOCG “Chianti Classico” per l’immissione al consumo deve sempre figurare l’annata di produzione delle uve.
Nell’etichettatura è vietata l’aggiunta di qualsiasi qualificazione diversa da quelle previste dal presente disciplinare, ivi compresi gli aggettivi: extra, fine, scelto, superiore, vecchio, selezionato e similari.
Il termine “Classico” nell’etichettatura dei vini rispondenti ai requisiti stabiliti dal presente disciplinare di produzione, deve sempre seguire la parola “Chianti” ed essere riportato in caratteri tipografici uguali a quelli utilizzati per questa.
Per i vini prodotti nel territorio di cui all’art. 3, aventi diritto alla DOCG “Chianti” accompagnata dalla specificazione “Classico”, il termine “Classico” segue obbligatoriamente la denominazione di origine controllata e garantita “Chianti”, anche nella denuncia delle uve o nella dichiarazione di produzione, nei registri e nei documenti di accompagnamento.
In deroga a tale obbligo, tuttavia, è consentito che contemporaneamente alla denuncia delle uve o alla dichiarazione della produzione del vino, di cui all’art 16 della Legge n. 164 del 10/02/1992, e comunque entro e non oltre il 15 Dicembre dell’anno stesso del raccolto, i produttori dell’uva o del vino possono rinunciare al diritto alla specificazione “Classico”. Tale rinuncia, che è irrevocabile, si riferisce a tutta o parte della produzione aziendale e comporta separata annotazione della quantità e dei vasi vinari in cui essa è conservata nel registro di produzione o di carico e scarico.
Entro lo stesso termine del 15 Dicembre il produttore dell’uva o del vino deve comunicare gli estremi delle predette quantità all’Ispettorato Repressioni Frodi, alle C.C.I.A.A. detentrici degli Albi del Chianti Classico, competenti per territorio.
L’analisi chimico – fisica ed organolettica prevista dalla prima fase del comma 1 dell’art. 13 della Legge n. 164 del 10/02/01992, per la quantità di “Chianti Classico” a cui si riferisce la rinuncia al termine “Classico”, si effettua alla produzione, indipendentemente dall’esame organolettico prescritto per la d.o.c.g. nella fase dell’imbottigliamento previsto dalla seconda fase del medesimo comma, e in riferimento ai requisiti previsti per il vino a DOCG “Chianti Classico”.
Per le uve dei vigneti iscritti all’Albo del “Chianti Classico” e i relativi vini, sono ammesse le scelte vendemmiali e le riclassificazioni per altre D.O.C. o I.G.T., qualora la base ampelografica sia compatibile nel rispetto delle norme vigenti.
Art 8 Per il vino a DOCG “Chianti Classico” è consentita l’immissione al consumo soltanto in recipienti di vetro.
Qualora il vino a DOCG “Chianti Classico” sia confezionato in fiaschi, è vietata l’utilizzazione di un fiasco diverso da quello tradizionale all’uso toscano, come definito nelle sue caratteristiche dall’art. 3 del D.P.R. 12/02/1965, n. 162 ed è inoltre tassativamente vietato l’uso dei fischi usati.
Le bottiglie o i fiaschi, contenenti vino a DOCG “Chianti Classico”, destinate alla vendita, devono essere, anche per quanto riguarda la forma e l’abbigliamento, adeguati ai tradizionali caratteri di un vino di pregio.
Per il confezionamento del vino a DOCG “Chianti Classico” deve essere usato esclusivamente il tappo di sughero, raso bocca. Fanno eccezione i recipienti con tappi a corona o capsule a strappo per le capacità fino a litri 0,250.

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