Per evitare il rischio diossina privilegiare gli alimenti provenienti da una filiera corta

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Così il presidente del Consiglio nazionale dei chimici, Armando Zingales, interviene dopo l’allarme proveniente dalla Germania, dove migliaia di allevamenti sono stati chiusi per contaminazione dei mangimi degli animali. In Italia il problema è monitorato costantemente dal Ministero della Salute e delle Politiche agricole.

Il rischio di acquistare alimenti contaminati da diossina in Italia è molto basso, dati i numerosi controlli a cui sono sottoposti tutti i cibi. Ma per limitare al massimo il pericolo, è importante innanzitutto privilegiare cibi provenienti da una filiera corta, dei quali è più facile riconoscere l’origine. Il consiglio generale è poi quello di variare spesso tipo e fonti di prodotti alimentari. Così il presidente del Consiglio nazionale dei chimici, Armando Zingales, interviene dopo l’allarme diossina proveniente dalla Germania, dove migliaia di allevamenti sono stati chiusi per contaminazione dei mangimi degli animali con questa sostanza.

“Se ingerita in grandi quantità o anche in piccole dosi ma ripetute e quindi accumulate nell’organismo, o ancora se la nostra pelle viene a contatto con essa – dice l’esperto – la diossina può provocare intossicazione acuta e nel tempo tumori anche gravi. Si tratta infatti di una sostanza persistente e non biodegradabile. Non esiste una dose minima pericolosa, ma il rischio è direttamente proporzionale alla quantità con cui si viene a contatto. Il rischio è infine legato all’accumulo all’interno della filiera alimentare”.

L’allarme tedesco, secondo l’esperto, non deve far preoccupare eccessivamente, ma nemmeno essere preso sottogamba. “Non tutti i cibi che consumiamo provengono dalla Germania e non tutti contengono diossina, questo è chiaro. Ma l’effetto accumulo – avverte Zingales – deve essere tenuto in seria considerazione”.

L’Italia ha comunque dalla sua un sistema di controlli molto efficace, “effettuati da professionisti che fanno capo a Ordini professionali, con un codice deontologico serio e che agiscono per conto dello Stato. Al contrario, in molti altri Paesi gli esami vengono effettuati dalle aziende stesse o da società e laboratori esterni. Qui da noi è difficile che un professionista metta una firma falsa su una certificazione di sicurezza: ci rimetterebbe la faccia”.

Certo, esistono mercati paralleli che immettono in commercio alimenti contraffatti – assicura l’esperto – e su questo problema bisogna tenere gli occhi aperti. Quello che i cittadini possono fare è comunque variare il loro menù, non scegliendo sempre gli stessi cibi, conservati dallo stesso supermercato e prodotti dalla stessa ditta.

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Fonte: Adnkronos

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