Invasione di suini dall’Est Europa, gli allevatori italiani chiedono maggiori tutele

prosciutti
E’ radicata consuetudine che ogni anno centinaia di migliaia di maiali nati e allevati nei paesi dell’area dell’Est Europa – in primis Romania, Ungheria e Polonia, ormai incalzati anche dalla Turchia – valichino le frontiere italiane confluendo nelle filiere dei nostri salumi tipici insigniti del Marchio IGP di Indicazione Geografica Protetta.

A dispetto di un sostanzioso comparto di export dei salumi italiani, negli ultimi anni i rapporti Istat mettono il dito nella piaga mostrando un settore in flessione, penalizzato da “ingenti quantitativi di carni fresche e congelate importate”.
Le indagini più recenti segnalano che circa la metà della carne suina utilizzata nel Paese arriva da Oltralpe.

Abbiamo ancora davanti agli occhi la frustrazione e la rabbia degli allevatori di Coldiretti, che mesi addietro fermavano camion carichi di cosce di maiale al valico del Brennero o manifestavano di fronte a Montecitorio richiedendo a gran voce maggiori tutele.

suini
Due prosciutti su tre venduti oggi in Italia provengono da maiali allevati in Olanda, Danimarca, Francia, Germania e Spagna senza che questo venga evidenziato chiaramente in etichetta, dove non è ancora obbligatorio indicare l’origine”, sottolinea la Coldiretti, crucciata dalla possibilità di utilizzare, anche nel nostro paese, le cosce di maiale congelate per produrre il prosciutto crudo stagionato.

Va comunque riportato che le carni suine sono tra le meno tracciabili in Europa, e verrebbe la voglia di consolarsi con un “mal comune, mezzo gaudio”.
Nient’affatto, sulla salvaguardia della qualità non è proprio il caso di fare spallucce.

C’è dunque grande attesa per l’imminente dicembre 2014, quando entrerà in vigore la nuova normativa comunitaria finalizzata ad una più esaustiva tracciabilità: diverrano d’obbligo etichette più dettagliate per le carni fresche suine, uniformandole alle regole generali vigenti nel settore delle carni bovine, imposte già a partire dagli anni del dilagare del morbo della mucca pazza.
Tuttavia l’analogo giro di vite non riguarderà i salumi, lasciando campo libero alla delocalizzazione all’estero.

 

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