Il made in Italy è proprietà straniera

Eccellenze mai difese e mancanza di strategia da parte del Paese. Lo storico comparto alimentare totalmente in mano a francesi, svizzeri e spagnoli In principio fu il dado da brodo l’oggetto del desiderio per gli stranieri, pronti a staccare sostanziosi assegni per accaparrarsi marchi e prodotti del made in Italy. Correva l’anno 1948 e la multinazionale svizzera Nestlé, ipotizzando una forte richiesta di proteine da parte degli italiani stremati dalla guerra, acquista nel 1948 la Maggi, nota per l’omonimo brodo. Lo shopping continua nel 1961 con l’acquisizione della Locatelli, azienda di prodotti caseari nata nel 1860 e rivenduta alla Lactalis nel 1998, e nello stesso anno gli svizzeri si mangiano La Gragnanese, specializzata nella produzione di conserve vegetali. Il boom fa da scudo protettivo alle scorrerie dei gruppi internazionali. Ma negli anni ’70 della crisi petrolifera che l’assalto riparte. Nel 1972, la multinazionale statunitense dei beni di largo consumo, Procter&Gamble, mette le mani sul caffè Splendid di Torino. L’azienda di Cincinnati lo tiene nel portafoglio per 20 anni esatti prima di cederlo alla sua concorrente a stelle e strisce, Kraft Food. Due anni dopo, nel 1974, è la Unilever, colosso anglo olandese, a mettere a segno un colpaccio con l’acquisizione dell’Algida, azienda romana al 100%, che dal 1945 sotto l’impulso di Italo Barbian confezionava gelati e sogni estivi. Ai cornetti vengono affiancati anche i prodotti della Sorbetteria Ranieri. Non solo dolci, però. La Unilever fa spesa di marchi italiani anche in altri settori. Nell’olio acquista, nel 1993, la Bertolli, azienda alimentare fondata nel 1865 a Lucca, in seguito ceduta al Gruppo spagnolo Deoleo SOS. Molto attiva al supermarket Italia è anche la Kraft Foods, multinazionale Usa che «tra le cose buone dal mondo» (così recitava la sua pubblicità) entra del settore lattiero-caseario. Nel 1984 agguanta la Fattorie Osella, nata nel 1925 presso Caramagna in Piemonte, e nel 1985 il marchio Invernizzi, rivenduto nel 2003 alla francese Lactalis. Poi nel 2007 acquisisce la Saiwa, marchio alimentare fondato a Genova nel 1900 specializzato in cracker, patatine e biscotti, dopo una serie di passaggi di mano stranieri: l’americana Nabisco nel 1965 e nel 1989 il francese gruppo Danone.
La Nestlé si rimette in attività nel 1988 con l’acquisto del gruppo Buitoni, quattro anni dopo essere passato sotto il controllo della Cir di De Benedetti. Nel settore dolciario, fondamentale per la svizzera l’acquisto, nel 1988, della Perugina, nata a Perugia nel 1907, marchio storico di prodotti dolciari italiani conosciuto in tutto il mondo con il famoso «Bacio». Le acquisizioni continuano nel settore dell’olio d’oliva con l’inglobamento della Sasso, azienda nata a Oneglia nel 1860, la quale però, dopo essere passata alla Nestlé, torna ad essere italiana nel 2003 con la sua acquisizione da parte dell’azienda ligure Minerva Oli S.p.A., che diventerà spagnola nel 2005 perché acquistata a sua volta dalla Deoleo Sos. Nel settore della pasta la Nestlé acquista anche Pezzullo, il pastificio nato a Eboli nel 1940, che viene poi ceduto al gruppo italo-svizzero con sede a Trieste Tmt nel 2005. Infine, nel 1998 è il turno del settore bevande, e quindi della Sanpellegrino, azienda nata nel 1899 a San Pellegrino Terme e specializzata nella produzione di acqua minerale e bibite analcoliche, acquisita insieme ai suoi marchi Levissima, Panna, Recoaro, Pejo, San Bernardo, Claudia attraverso la controllata francese, Perrier-Vittel Tra gli anni ottanta e novanta anche il Gruppo francese Bsn-Gervais-Danone acquisisce marchi importanti dell’industria alimentare italiana come la Saiwa, la Galbani, presa nel 1989 e rivenduta nel 2002 al fondo di private equity BC Partners che, a sua volta, la cede al gruppo francese Lactalis nel 2006. Nel 1982 la Pernigotti cede la Sperlari alla multinazionale statunitense Heinz, che nel 1993 la cede a sua volta alla Hershey Foods Corporation. Nel 1997 la Sperlari viene nuovamente venduta alla finlandese Huhtamaki OYJ e nel 1999 passa all’olandese CSM NV. Attualmente la Sperlari, insieme alle italiane Saila, Dietorelle, Dietor e Galatine, fa parte della Leaf Italia S.r.l., società controllata dall’olandese Leaf International BV, azienda leader del mercato delle caramelle in Svezia, Olanda, Finlandia e Belgio e al secondo posto in Norvegia, Danimarca e Italia. Infine nel 1997 la svizzera Lindt&Sprüngli, multinazionale specializzata nella produzione di cioccolato di lusso, acquisisce la Caffarel, azienda dolciaria fondata nel 1826.
Una storia lunga fatta di incapacità nel trattenere il controllo delle aziende italiane descritta nel libro di Gian Maria Fara e Benedetto Attili «Outlet Italia-cronache di un Paese in svendita». E nel quale l’amara considerazione è quella di un Paese e di una classe dirigente che ha perso la capacità di progettare e immaginare un futuro.
Filippo Caleri

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *