Una nuova frontiera della contraffazione Made in Italy: dalla Bulgaria e l’Albania ecco il “letame” contraffatto.

letame

La notizia che il Corriere della Sera pubblica sul suo giornale a ridosso del primo Aprile 2012 potrebbe fare pensare all’ormai ben diffuso pesce, ma non è così. La notizia che divulga Cesare Puccioni, presidente di Federchimica è ben più seria di quanto lasci pensare: non bastava la contraffazione di prodotti alimentari e di abbigliamento marchiati Made in Italy, la nuova frontiera della contraffazione è… il letame.

Probabilmente sarà rimasto a bocca aperta anche Cesare Puccioni, il Marzo dell’anno passato, quando dalla Bulgaria nei pressi di Stara Zagora un cliente segnala la presenza nel mercato locale di prodotti Nutrisol sospetti, uno dei fertilizzanti della Puccioni S.p.a. Il marchio difatti pare essere del tutto identico all’originale, ma il prodotto è venduto sul mercato ad un prezzo inferiore. Dunque scattano i primi dubbi e osservando bene il prodotto venduto si possono notare delle piccole differenze: il logo è stampato su un’etichetta adesiva, non sulla busta, manca l’indirizzo e il disegno sul lato anteriore del sacco è simile a uno ormai caduto in disuso. Per non parlare ovviamente del contenuto, sul quale gravano ancora dubbi sulla sua composizione e si qualifica come prodotto di qualità indubbiamente inferiore. Ma non finisce qui: la notizia di pochi giorni addietro arriva dall’Albania e colpisce il cuore dell’azienda di Cesare Puccioni attraverso la clonazione vera e propria del suo prodotto principe: il “Superphos”. Si tratta di perfosfato, un ottimo concime inventato nella metà dell’Ottocento, tutt’oggi diffuso e di ottima qualità. Le parole rilasciate a Corriere.it da Mario Puccioni, figlio di Cesare ed amministratore delegato della Puccioni S.p.a sono molto chiare «Dopo aver verificato la qualità assolutamente misera del prodotto siamo rimasti sorpresi dal fatto che il sacco contenesse persino il logo di chi fa le buste, un’azienda specializzata nella realizzazione di sacchi in plastica per l’agricoltura. Se prima ci imitavano, ora tentano di clonarci». Difatti la qualità di ciascun fertilizzante è attestata dal sacco in cui è contenuto: l’avvalersi di una determinata “etichetta” significa dunque attestare una certa qualità a prescindere da ciò che è veramente il contenuto. Dunque queste presunte aziende non hanno altra difficoltà se non procurarsi il medesimo imballaggio per smerciare sul mercato il loro concime contraffatto non soltanto come prodotto di qualità, ma addirittura come prodotto dalla Puccioni Spa.

Stefania Bracaglia, avvocato della Puccioni Spa, ha già dato il via ad alcune iniziative legali per tutelare gli interessi dell’azienda, ma si è dovuta scontrare con le leggi degli altri stati, per nulla collaborative. In Bulgaria, ad esempio, ha scoperto di doversi limitare a una semplice diffida e, seppure arriverà ad avere ragione e verrà smascherato il responsabile del raggiro. otterrà un risarcimento che verrà però intascato dallo Stato bulgaro.«Presumo che tentativi di contraffazione di questo genere possano aver colpito anche altre aziende – afferma ancora Mario Puccioni a Corriere.it -, per questo motivo credo che il problema andrebbe risolto a livello internazionale e, soprattutto in Europa, bisognerebbe creare in favore degli Stati membri un sistema di tutela centralizzato».

In un periodo così difficile per il mercato europeo e mondiale serve prestare ancora più attenzione ad una concorrenza sleale capace di colpire anche i prodotti meno sospettabili: d’altra parte “ dai diamanti” diceva il Poeta “ non nasce niente, da letame nascono i fior.”

Giangiacomo Morozzo

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