Gli itinerari del gusto: Pavia e l’Oltrepò pavese

Piazza della Vittoria, Pavia

Posta sul fiume Ticino poco a nord dalla confluenza di questo nel Po ed a 35km a sud di Milano, Pavia affonda le sue origini all’epoca delle tribù preromane, dalle quali fu fondata.
Successivamente divenne città romana con il nome di Ticinum.

Il ponte coperto

Il centro storico cittadino è situato sulla riva sinistra del Ticino, mentre sulla riva destra è Borgo Ticino, quartiere che era originariamente fuori dalle mura della città.
Il centro storico e Borgo Ticino erano collegati dal Ponte Coperto (detto anche Ponte Vecchio), datato 1351-1354, che fu danneggiato durante la seconda guerra mondiale dai bombardamenti alleati e abbattuto nel dopoguerra per la scarsa sensibilità del tempo verso i monumenti storici.
Una copia del ponte antico, non del tutto fedele all’originale (è girato dalla parte opposta e si trova 30 metri più a valle), è stata costruita nel dopoguerra.
Diretti al centro di Pavia, passando per Borgo Ticino, è possibile gustare alcune specialità del posto nell’Osteria della Malora, rinomata dai suoi clienti per l’ottimo servizio, l’ambiente rustico ma confortevole, antipasti e dolci pavesi di pregiata fattura.
La scoperta di Pavia prosegue verso il centro storico, rigorosamente pedonale ma attrezzato con un efficiente servizio di trasporti pubblici.

Duomo di Pavia

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Il Duomo di Pavia, dedicato a Santa Maria Assunta ed a Santo Stefano (protomartire), è un’imponente costruzione con pianta a croce greca.
Il cantiere per la cattedrale fu aperto nel 1488 su ordine del vescovo Ascanio Maria Sforza Visconti: la struttura rimase per secoli incompleta, fino alla fine del XIX secolo, quando furono completate la cupola e la facciata, rispettivamente nel 1885 e nel 1898, secondo il progetto originale di Giovanni Antonio Amedeo.
La cupola centrale, a pianta ottagonale, con un’altezza di 97 metri, una luce di 34 ed un peso nell’ordine delle 20 mila tonnellate, è la terza in Italia per dimensioni (ma non per altezza), sorpassata soltanto da San Pietro e dalla cattedrale di Firenze.
Dopo quasi 17 anni di lavori la cupola è stata restaurata completamente e la chiesa è stata riaperta ai fedeli. A fianco del Duomo era situata la Torre Civica menzione fin dal 1330 e che era stata ulteriormente innalzata nel 1583 da Pellegrino Tibaldi.
La torre crollò improvvisamente la mattina del 17 marzo1989 per cause sconosciute, provocando quattro vittime e 15 feriti. Da allora non è stata più ricostruita.

San Pietro in Ciel d’Oro

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Le sue cui origini sono da ricercarsi all’inizio del VII secolo da parte dei monaci di San Colombano. Ricostruita dopo il grande terremoto del 1117, la costruzione moderna è stata consacrata nel 1132.
La facciata, la cupola e il pavimento a mosaico sono simili a San Michele Maggiore, senza però le caratteristiche sculture. San Pietro in Ciel d’Oro, che insieme a San Michele è la più spaziosa tra le basiliche romaniche pavesi, si distingue comunque dall’altra costruzione per l’uso intensivo del cotto in luogo dell’arenaria, per la facciata visibilmente asimmetrica dotata di un solo portale, e internamente per l’assenza dei matronei e per il transetto più corto, non sporgente dalla pianta rettangolare del tempio. L’esterno è decorato con piastrelle di maiolica.

La facciata di San Pietro in Ciel d’Oro

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All’interno, murata nell’ultimo pilastro della navata destra, si trova la tomba del re longobardo Liutprando (m. 744), le cui ossa furono ritrovate nel 1896. Nella chiesa sono anche conservate le reliquie di Sant’Agostino, portate qui da Liutprando dalla Sardegna.
Le reliquie del Santo sono conservate nella famosa Arca di Sant’Agostino, la cui mole marmorea è visibile sull’altar maggiore. L’Arca fu realizzata dai Maestri Campionesi nel 1362 ed è ornata da almeno 150 tra statue e bassorilievi. La chiesa è nominata anche da Dante Alighieri, che, nel X canto del Paradiso vv.127-129 (nella Divina Commedia), riporta questi versi: Lo corpo ond’ella fu cacciata giace / giuso in Ciel d’Auro, ed essa da martiro / e da essilio venne in questa pace; ci si riferisce all’anima di Severino Boezio, un Romano consigliere del re ostrogoto Teodorico, fatto da questi giustiziare sotto l’accusa di tradimento.
Anche il corpo di Severino Boezio è conservato infatti nella Basilica, e precisamente nella cripta.

Dopo una passeggiata pomeridiana nel centro storico pavese, è possibile rilassarsi in una delle molti luoghi di ristoro che danno sulle piazze e sui viali della città, tra cui spicca il Rebound Bar Ristorante. Situato nella piazza più prestigiosa e pittoresca della città, Piazza della Vittoria, questa attività permette a tutti coloro che amano un ambiente raffinato ma la tempo stesso giovanile e dinamico, di degustare piatti e drink veramente speciali. La sua vicinanza con l’ambiente universitario, inoltre, gli permette di essere un luogo sempre frequentato e alla moda.

Se preferite sostare sulle sponde del fiume, la meta ideale è il Petti fine Restaurant, situato sul Lungo Ticino Sforza, a due passi dal Ponte Coperto. Eleganza e raffinatezza sono i punti forza di questa attività, che vi stupirà per i suoi piatti ricercati, l’ottima cantina, la prelibatezza dei dolci e il servizio sempre curato ed efficiente. La posizione, inoltre, permette di rimanere a due passi dal centro storico, e nel contempo di godersi le sponde del Ticino.

Per i più golosi, invece, vale la pena percorrere Corso Cavour in direzione di Viale Libertà, per fare visita alla Pasticceria Demetrio.
Con la sua varietà di brioches, la deliziosa e stimata crema al pistacchio, ma anche i panini, le focacce le pizze, accompagnate da un ottimo servizio e una qualità riconosciuta da tutti i suoi clienti.
Un’altra sede dell’attività è presente anche nella vicina via Tionello.

Se la visita a Pavia vi avesse particolarmente colpito, vi consigliamo di rivolgervi a Le Blanc Banqueting Design che si occuperà per voi di organizzare qualsiasi evento significativo della vostra vita, ma anche situazioni piacevoli e di intrattenimento come caccie al tesoro, itinerari del gusto e spettacoli circensi. Professionalità, esperienza e qualità saranno a vostra disposizione per qualsiasi richiesta organizzativa, con la possibilità di rendere Pavia (o altre mete) un luogo memorabile per voi e i vostri cari.

I Dintorni di Pavia

Mortara

Piazza dughera

Il territorio pavese è ricco di attività e luoghi da visitare. Mortara, per esempio, è uno di questi:
appartenente inizialmente alla contea di Lomello, nel 1164 Federico I la sottopose al dominio di Pavia, e Mortara divenne sede di podesteria.
Passò in seguito sotto il dominio milanese, prima dei Visconti e poi degli Sforza e divenne luogo di caccia e di svago per la corte ducale. Gian Galeazzo Visconti concesse al borgo l’autorizzazione per cambiare il proprio nome in Beldiporto, denominazione che mantenne fino al 1402. Sotto gli Sforza fu feudo personale di Ludovico il Moro.
Caduti gli Sforza nel 1499, divenne signoria di Gian Giacomo Trivulzio e poi di Obicino Caccia; al ritorno degli Sforza, venne infeudata a Matteo Beccaria di San Gaudenzio, che non lasciò discendenza maschile; la signoria fu dunque concessa a Cristina di Danimarca.
Dopo essere ritornata libera tra il 1580 e il 1613, sotto il governo spagnolo (1535-1706) Mortara divenne marchesato, attribuito al governatore spagnolo Rodrigo Orozco e rimase in possesso dei suoi discendenti fino al 1706, anno del definitivo affrancamento. In quest’epoca Mortara divenne un’importante piazzaforte a difesa dei confini occidentali del ducato milanese.
Nel 1707 Vittorio Amedeo II di Savoia conquistò Mortara, elevandola al rango di città regia,(affrancata dunque dal feudalesimo) e di capoluogo della provincia di Lomellina. Questi importanti cambiamenti vennero ratificati con il trattato di Utrech nel 1713. La città mantenne questo ruolo fino al 1860, arricchendosi di palazzi e costruzioni ottocentesche quali il Palazzo comunale (1857) ed il Teatro dedicato a Vittorio Emanuele II (1845).
Con l’Unità d’Italia fu assegnata alla provincia di Pavia come capoluogo del circondario della Lomellina.

Se siete di passaggio a Mortara, una fermata obbligata è alla Cascina Alberona di Luigi Ferraris. L’azienda, attiva dal 1988, è specializzata nella produzione della varietà di riso Carnaroli, S.Andrea e Centauro, che si aggira su 8.000-10.000 quintali di risone all’anno.
Questa attività si impegna, attraverso la rotazione delle colture, a limitare l’utilizzo di concimi chimici per un maggiore rispetto dell’ambiente e una qualità del prodotto genuina e naturale. All’interno dell’azienda agricola è presente un punto in cui è possibile acquistare tutte le varietà di riso che si producono insieme al riso Venere e al riso aromatico Apollo che sono prodotti in Italia da aziende leader nel settore.
È possibile inoltre realizzare composizioni regalo, per ricorrenze particolari e per le festività natalizie, a base di riso e di prodotti derivati (farina, pasta, biscotti etc).

Vigevano

2012-04-28 Vigevano Piazza Ducale

Un’altra importante meta è certamente Vigevano.
Le origini della città sono confuse, sebbene se ne presuma un’origine molto antica, il primo documento che la menziona, con il nome longobardo di “Vicogeboin” o “Vicus Gebuin”, risale al 963.
L’abitato sorse in una posizione strategica ai margini della valle del Ticino, nei pressi di un importante guado sul fiume.
Nel corso del XII secolo il borgo incastellato venne fortificato lungo uno dei lati rivolti alla pianura e conquistò ampie autonomie amministrative, ma a causa della sua posizione, pressappoco a egual distanza da Pavia e Milano, fu spesso al centro dei frequenti conflitti tra le due città per il possesso della Lomellina, subendo guerre, assedi e distruzioni per oltre 150 anni.
In seguito, con l’avvento delle signorie, le condizioni migliorarono; tra il XIV ed il XV secolo il borgo divenne feudo dapprima dei Della Torre, poi dei Visconti e infine, tra il 1450 e 1535, degli Sforza.
È risaputo che Piazza Ducale a Vigevano, nel cuore della città, è una delle più famose piazze d’Italia. Venne costruita per volere di Ludovico il Moro in soli due anni, tra il 1492 ed il 1494 come anticamera del castello divenuto residenza ducale. Si presenta a pianta rettangolare di 138 metri per 46, con orientamento prevalente nord-ovest/sud-est; è racchiusa su tre lati da edifici porticati omogenei e sul quarto lato dalla facciata della cattedrale.
All’angolo sud-ovest si trova la rampa che conduce al cortile del castello passando sotto la Torre di Bramante. L’aspetto attuale della piazza è dovuto in buona parte agli interventi del 1680, compiuti dal Vescovo Caramuel e da opere successive.
Se vi trovate dalle parti di Vigevano, vi consigliamo una piacevole sosta presso l’Hotel del Parco, situato in Corso Milano 95. L´Hotel Del Parco è un albergo all’avanguardia completo di tutti i comfort, moderno ed efficiente, che si propone di diventare l´albergo di riferimento della zona.
L’alta qualità dei servizi si fonde con la qualità dell´accoglienza, che colloca al centro l´ospite e le sue esigenze specifiche ed è quindi ideale sia per soggiorni d´affari che per viaggi di piacere. Per il relax e il piacere degli ospiti, un centro benessere ed estetico, una zona fitness, e un ristorante sono a disposizione di quegli ospiti che ricercano comfort, benessere e un’ottima cucina.
Per gli amanti del gusto, vi suggeriamo di fare tappa al Ristorante La Peña in via Madonna degli Angeli 2, dove potrete gustare diversi tagli di ottima carne e contorni variegati sempre abbondanti. Una felice sorpresa, inoltre, sono le valide alternative per vegani e vegetariani, in modo da soddisfare anche i clienti più esigenti. Affidabilità e cortesia sono caratteristiche di tutto il personale, che vi assisteranno nel trascorrere di una piacevole serata culinaria.
Inoltre, se per qualche ragione in zona dovreste avere dei problemi con la vettura, non esitate a contattare l’Officina Meccanica Artimec, in via Rebuffi 12, da 25 anni specializzata nella lavorazione meccanica conto terzi.
Grazie a macchinari e a software all’avanguardia che ci consentono di realizzare particolari anche complessi in piccole o medie serie nonché singoli prototipi su disegno del cliente, con particolare attenzione alle tolleranze. Molteplici le leghe utilizzate: acciaio, alluminio, ottone ecc., oltre all’inserimento in produzione negli ultimi anni di particolari meccanici in carpenteria leggera.

Montescano

Nei pressi di Montescano vi consigliamo di provare la Locanda Ristorante Montescano nell’omonima via. È certamente il ristorante ideale per pranzi e serate in compagnia, dove poter assaporare vini e sapori dell’Oltrepo Pavese. L’impegno dello Chef è costantemente rivolto a servire agli ospiti, con piacere e cortesia, i profumi e i sapori di una cucina che coniuga la tradizione con la creatività, senza dimenticare la leggerezza del piatto nel rispetto delle attuali esigenze alimentari.
La cucina è rivolta alla costante ricerca delle materie prime di qualità che variano nei menù a seconda della stagionalità dei prodotti. Per accompagnare i piatti, la cantina propone un’ampia selezione di vini dell’Oltrepo e nazionali.
Inoltre, certamente da visitare, è la Tenuta Borgolano in via Pianazza 44.
Questa attività è un azienda vitivinicola che affonda le sue radici nel 1903 nel Comune di Monte Beccaria, nella parte più orientale dell’Oltrepo Pavese, anticamente denominata Vecchio Piemonte. Dal 1960 il centro vitale dell’azienda è a Montescano.
Qui sorgono i “Poderi del Burlan”, con l’azienda e la storica casa padronale. Lo stile dei Vini Borgolano è distintivo: fruttato, fragrante, palato seducente e maturità pulita, elegante. Il rispetto totale e progressivo di ogni fase di lavorazione dal vigneto alla cantina. Ogni momento si basa sull’esperienza di viticoltori, uomini, donne, enologi e altri professionisti. Tutti legati ai valori ed accomunati ad unico credo: il vino. Dal Pinot Nero al Riesling, dal Croatina al Barbera e altri ancora.

Garlasco

Garlasco castello

Garlasco si trova nella Lomellina centro-orientale, a poca distanza dalla riva sinistra del Terdoppio e non lontano dal ciglio del terrazzo della valle alluvionale del Ticino.
Il territorio è quasi esclusivamente pianeggiante, solcato da canali irrigui artificiali realizzati dall’uomo già dal XIX secolo, nonché da rogge ad acqua perenne che permettono la coltura del riso e coltivazioni intensive di cereali,mais e foraggi.
Di probabile origine preromana, il paese è citato fin dal X secolo, nel 981 fu donato dall’imperatore Ottone II al monastero di San Salvatore di Pavia, a quell’epoca tra i massimi possidenti della zona.
Nel XII secolo, se non prima, entrò a far parte dei domini pavesi, sotto i quali fu sede di podesteria, restando a lungo (come d’altra parte gli altri centri maggiori del territorio pavese) libero da signorie feudali. Solo nel 1436 il conte palatino Guarnerio Castiglioni fu investito di Garlasco da Filippo Maria Visconti, e il feudo rimase poi ai suoi discendenti, divisi in più linee che ebbero la consignoria su Garlasco; solo Alessandro Castiglioni nel 1761 riunificò il potere nelle sue mani; suo nipote Alfonso Gaetano nel 1774 ebbe il titolo di Conte di Garlasco, ma fu anche l’ultimo feudatario, poiché il feudalesimo fu abolito nel 1797. Nel 1818 fu definitivamente unito a Garlasco il comune di Aurelio e San Biagio.
Dalle parti di Garlasco c’è la possibilità di passare una piacevole serata presso il Ristorante Pizzeria dello Scoglio, in Via Leonardo da Vinci 47. Troverete tanta cortesia, un servizio impeccabile, buonissimi piatti di pesce fresco e prezzi imbattibili.
Non solo, per i più golosi c’è la possibilità di ordinare delle squisite pizze e ottimi dolci. Un luogo adatto ad arricchire l’esperienza dei dintorni di Pavia, terra ricca di coltivazioni, tradizioni, prodotti tipici e paesaggi rurali rilassanti e armoniosi.

Val di Nizza

Oramala castello

La storia del territorio di Val di Nizza si incentra sull’antico castello di Oramala, una delle più importanti fortezze dei Malaspina.
La località, al confine tra le sfere di influenza dei vescovati di Tortona e Bobbio, fu acquistata nel 1029 dal marchese Ugo, della stirpe degli Obertenghi, e da lui giunse in eredità al nipote Alberto da cui discesero i Malaspina. Nelle successive suddivisioni ereditarie della famiglia si definì un ramo di Oramala, detto poi di Godiasco, che a sua volta si suddivise in cinque rami: uno ebbe il dominio su Oramala, un altro quello su Valverde, cui faceva capo Sant’Albano. Mentre Valdinizza rimase nel bobbiese fin dalla donazione da parte di Carlo Magno nel 794.
Nel XVII secolo tutto l’attuale comune, con altre terre adiacenti, era compreso nel Marchesato di Godiasco, che era una delle principali giurisdizioni separate, dotate di larga autonomia, aggregate all’Oltrepò Pavese. Era gestito in regime consortile dalle innumerevoli ramificazioni della casata malaspiniana. Nel territorio attuale di Val di Nizza si distinguevano tre comuni: Valdinizza, Oramala e Sant’Albano, che sopravvissero all’abolizione del feudalesimo nel 1797.
Unito con il Bobbiese al Regno di Sardegna nel 1743, in base al Trattato di Worms, entrò a far parte poi della Provincia di Bobbio. Nel 1801 il territorio è annesso alla Francia napoleonica fino al 1814. Nel 1817 il comune di Oramala, un tempo il centro principale della zona ma ormai decaduto dopo la fine della signoria malaspiniana, fu aggregato a Val di Nizza. Nel 1859 entrò a far parte nel Circondario di Bobbio della nuova provincia di Pavia e quindi della Lombardia.
Nel 1923 venne smembrato il Circondario di Bobbio e suddiviso fra più province. Sant’Albano, che dopo l’Unità d’Italia aveva preso il nome di Sant’Albano di Bobbio, fu soppresso e unito a Val di Nizza nel 1929.
Per chi ama la natura e vuole gustarsi una gita fuori porta, il consiglio è quello di raggiungere l’Agriturismo Cascina Serzego, proprio in Val di Nizza, lungo la via Pratolungo.
Immersa nelle colline dell’alto Oltrepò pavese, nel cuore della Val di Nizza, si snoda una piccolissima valle interamente coltivata e circondata da boschi di castagno, frassino e rovere. Questa piccola valle è solcata dal Serzego, un rivolo d’acqua a carattere torrentizio che in un particolare punto da vita a un piccolo stagno, meta, nel periodo estivo, di animali di piccola e grossa taglia desiderosi di ristoro.
E’ all’ordine del giorno notare daini, caprioli, cinghiali o lepri accanto a fagiani e pernici mentre si aggirano liberamente tra i verdi declivi del ruscello. Nel punto più agevole e panoramico nel quale si sviluppa la valle sorge Cascina Serzego, un agriturismo a conduzione famigliare che fonda la propria cucina su piatti locali tipici, rivisti e perfezionati dalle sapienti mani di cuoche esperte.
Il luogo ideale per godersi la natura incontaminata e le prelibatezze del luogo, scandite da piatti di selvaggina, tipici e tradizionali, accompagnati da vini di pregiata qualità e servizio impeccabile.

Parona

Parona piazza

Altra visita gradita per i più golosi sarà sicuramente Le Specialità, a Parona, via Marziana 4.
Il biscotto dalla forma ovale imperfetta, unica e inconfondibile, che è conosciuto con il nome di Offella di Parona, nasce alla fine del XIX secolo.
Benché gli ingredienti siano semplici: burro, farina e uova, le nostre offelle hanno un sapore speciale, che le distingue dagli altri frollini in commercio.
“Offella”. Già il suono vezzeggiativo promette una piccola gioia per il palato.
Offella è il diminutivo di offa, che per gli antichi romani indicava una focaccia dolce di farro o, a volte, d’orzo. Semplice, come semplici erano questi pani dolcificati con miele o con lo sciroppo di frutta che venivano usati come offerta votiva agli Dei, non solo a Roma ma in molte e più antiche civiltà come quella greca ed egizia, tanto per restare in ambito mediterraneo.

Valverde

Oltepo Pavese panorama

Valverde, antico possesso dell’abbazia di San Colombano di Bobbio, compare come “Corte di Verde” (Virdi) nei possedimenti bobbiesi nella Carta di Wala, abate di Bobbio nell’833 assieme alla curia ed ai territori di S. Albano e Val di Nizza.
Nel 1014, con la creazione della Diocesi di Bobbio, passa alle dipendenze del vescovo di Bobbio rimanendovi anche dopo l’occupazione di Piacenza con l’amministrazione prima piacentina e poi del conti Landi (1155-1351).
Concesso in enfituesi ai Malaspina, come livellari del vescovo di Bobbio, venne di fatto in seguito aggregato al loro marchesato, e nelle successive suddivisioni ereditarie della famiglia (a partire dal XIII secolo) rimase alla linea dello Spino Fiorito, e precisamente ai Malaspina di Oramala e Godiasco. Nella successiva suddivisione di questi in cinque linee, Valverde appartenne in prevalenza ai Malaspina di Monfalcone, che prendevano nome da un castello ormai scomparso che sorgeva tra Valverde e Sant’Albano (oggi frazione di Val di Nizza), detti poi anche Malaspina di Valverde.
Il loro dominio si estendeva appunto su Valverde e Sant’Albano; ed erano, insieme agli altri rami, condomini della giurisdizione del Marchesato di Godiasco, cui Valverde apparteneva.
Unito con il Bobbiese al Regno di Sardegna nel 1743, in base al Trattato di Worms, entrò a far parte poi della Provincia di Bobbio. Nel 1801 il territorio è annesso alla Francia napoleonica fino al 1814. Nel 1848 come parte della provincia di Bobbio passò dalla Liguria al Piemonte, nel 1859 entrò a far parte nel Circondario di Bobbio della nuova provincia di Pavia e quindi della Lombardia, nel 1923, dopo lo smembramento del circondario di Bobbio, rimase assegnato alla Provincia di Pavia, a differenza del confinante Comune di Zavattarello, che passò alla provincia di Piacenza, per ritornare alla provincia di Pavia nel 1926.
Nel 1929 il comune di Valverde venne unito a Zavattarello, che prese il nome di Zavattarello Valverde; fu quindi ricostituito nel 1956.
Altra meta interessante per gli amanti del gusto si trova proprio a Valverde.
Il Salumificio Valverde, infatti, offre tutta l’esperienza di una solida tradizione.
L’eccellenza dei prodotti è garantita da precise regole produttive per la qualità delle carni utilizzate (tagli di coscia, filetto, spalla, coppa, guanciale di suini maturi, pancetta, gola, testata di spalla, culatello e lardello) e provenienti da suini pesanti nati, allevati e macellati in zona e in Val Padana.
E’ l’occasione per gustare il pregiato “salame crudo di Varzi” realizzato a grana grossa nel rispetto dell’antica tradizione locale.

 

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