Una battaglia vinta dal Made in Italy: “no!” al pecorino rumeno.

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Che il marchio “Made in Italy” è da sempre un certificato di qualità e fiducia da parte dei consumatori non è una novità. Né sarebbe una novità scrivere un articolo sull’attenzione che i consumatori devono avere nell’acquisto di prodotti che espongono questo marchio pregiato, dal momento che altre volte in passato si sono verificati esempi di contraffazione. La vera notizia invece rimbalza in internet e non solo: riguarda in particolare un prodotto tipico, il pecorino.

Più di duemila comuni italiani hanno adottato delle delibere per domandare la difesa del marchio “made in italy”: come mai? L’accusa sembra essere molto grave:  “Con i soldi dello Stato si licenza in Italia e si assume in Romania”, questo è lo slogan di molti manifestanti della Coldiretti. Difatti Sergio Marini, direttore della Coldiretti, avrebbe anche portato in piazza il Pecorino e la Caciotta prodotti da un ditta rumena ( Lactitalia), società partecipata dalla Simest, s. p. a. controllata dal Ministero dello Sviluppo Economico. Il famoso marchio Made in Italy è presente anche su questi prodotti benché essi provengano dal territorio Rumeno.
La reazione è immediata: pochi giorni dopo quest’appello arriva la risposta dal Ministro dello sviluppo economico Corrado Passera: stop all’utilizzo di soldi italiani per la produzione di caciotta e pecorino rumeno da parte della Lactitalia. “Si tratta” dirà Marini “di un passo positivo che  supera l’empasse e riconosce finalmente l’esistenza di un problema grave che era stato negato dall’ispezione governativa svolta congiuntamente dal Ministero delle Sviluppo Economico e delle politiche agricole, alimentari e forestali presso la Lactitalia, società partecipata dalla Simest, produttrice di formaggi in Romania. Nel resoconto dell’ispezione si legge infatti che – ricorda  Marini – “tutti i prodotti della Lactitalia, con nomi generici o di fantasia, anche in lingua italiana, risultano essere prodotti non ingannevoli in quanto recano in etichetta indicazioni chiare, precise ed evidenti sul luogo di produzione degli stessi”.
Il mercato italiano, già in difficoltà dalla pesante aria di ‘crisi’ che ormai attanaglia il mercato mondiale da qualche mese, ha bisogno di difendersi con le unghie e con i denti da tutte le minacce, interne ed esterne al Paese. E’ sembrata quasi una beffa quella ai danni dei prodotti Made in Italy, che tuttavia si è risolta in maniera positiva, accogliendo diversi pareri favorevoli anche dallo stesso direttore della Coldiretti.
“ Occorre – ha tenuto a precisare Marini – avere la forza di distinguere la vera internazionalizzazione da quelle forme di delocalizzazione aggravate dall’uso improprio del “marchio Italia” che danneggiano il Paese facendo perdere occupazione e svilendo il valore del Made in Italy, costruito con sacrifici da generazioni di imprenditori.” Si spera che questo appello venga a lungo ascoltato e che situazioni simili – seppure risolte nel migliore dei modi – non si debbano ripetere. Il Made in Italy ha vinto questa battaglia: è di ieri l’ annuncio della cessione da parte della finanziaria del Ministero dello Sviluppo economico Simest delle quote di partecipazione in Lactitalia, la società che produce in Romania i formaggi pecorino e caciotta che fanno concorrenza alle produzioni del vero Made in Italy. Ma non si può abbassare la guardia: non di fronte ad un prodotto di così grande appetenza da parte di consumatori e concorrenti.

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